martedì 27 dicembre 2011

Back to the first one, from the fourth book - parte 1

La mia incontrollabile passione per Agatha Christie continua ad avere effetti collaterali, nel senso che continuo a spendere un sacco di soldi per lei. Al momento ho la fissa del teatro, un ambito che in lei non avevo mai preso in considerazione. Per un motivo che ancora mi sfugge ho comprato per primo il volume quarto di Tutto il teatro di Agatha Christie e solo il 24 ho pensato di comprare il terzo. Il secondo e il primo sono in lista d'attesa. Ho sempre amato il teatro e un giorno mi sono chiesta: ma come accidenti è possibile che tu non abbia mai pensato di leggere una sola delle pièces della Regina del Giallo? Così, ho colto la palla al balzo e ho deciso che avrei acquistato il prima possibile una delle sue opere teatrali. Ma ho trovato solo il volume quarto e di conseguenza vado a ritroso negli acquisti.

La mia copia Oscar Mondadori
Il volume quarto ha in sé ben 5 delle sue meravigliose pièces. Le ultime tre sono in atto unico, mentre le prime due si compongono di più atti e più scene, oltre che a cambiamenti, seppur leggeri, di scenografia.
  • Verdetto ha per protagonista l'amore tra due russi, il professor Karl Hendryk e Lisa Koletzky, che viene sacrificato per l'affetto che i due provano nei confronti della cugina di lei/ moglie di lui, Anya. Una terza donna si insinua nel quadro già complesso: una ricca e viziata fanciulla, innamorata del suo insegnante. Decisa ad averlo e credendo che lui la amasse allo stesso modo e che non la volesse unicamente perchè era sposato, la giovane Helen Rollander decide di "rimuovere" l'unico ostacolo. Confessa l'omicidio a Karl ma poi muore in un incidente d'auto e non testimonia a favore dell'innocenza di Lisa, unica sospettata.
  • In Caffè nero è un uomo la vittima scelta. Sir Claud Amory sembra essere stato ucciso perchè sapeva chi gli aveva rubato una formula segreta. Chi è il suo carnefice? Tutti i parenti sono sospettati: la sorella zitella Caroline, la nipote Barbara, il figlio Richard, anche se due sembrano essere il perfetto capro espiatorio: il misterioso e losco dottor Carelli e la moglie di Richard, Lucia, entrambi italiani. Solo uno in realtà, è il vero assassino e Poirot riuscirà a scoprire le sue carte.
  • I topi sono un opera piuttosto complessa. Nonostante i presonaggi siano cinque, sulla scena ne appaiono solo quattro. La trama è un po' complessa: tre persone si ritrovano in un appartamento di alcuni loro amici, invitati lì dai padroni che però, al momento, si trovano all'estero. Uno di loro è un omicida e vuole incolpare gli altri due (l'uno amante dell'altra) dell'assassinio del marito di lei. Tutto dimostra che gli ingranaggi nella mente di uno squilibrato non sono mai facilmente comprensibili.
  • La Paziente è un unico atto, durante il quale una donna, presunta dai familiari paralizzata, deve cercare, tramite un marchingegno, di comunicare chi ha cercato di assassinarla spingendola giù per un balcone. Tutti, ovviamente, ne avrebbero tratto un beneficio e sappiamo che il nome dell'assassino comincia per "B"...
  • Un pomeriggio al mare è l'unico a non trattare di omicidio. Esso, infatti, ruota attorno al furto di una collana di smeraldi. Tutta l'azione si svolge su una spiaggia, in un unico atto. Il ladro si nasconde tra gli insospettabili bagnanti. Ma sono veramente coloro che dicono di essere?

Nein nein nein nein nein... oh si si si si (non è un porno)

Bastardi senza gloria è il più recente "lavoretto" di Quentin Tarantino. 

Il cast con, al centro, il regista, Quentin Tarantino.


Si fa per dire "lavoretto", ovviamente. Non è un film così leggero e di violenza gratuita come qualcuno potrebbe pensare (nessun film di Tarantino è solo violenza gratuita), ma è una storia verosimile dai contorni vividi. Ora, il film è un esempio del suo cinema e delsuo genio. Scritto e diretto da lui stesso, Inglorous Basterds racconta la Francia degli anni '30 e '40 quando i nezisti la invasero e arrivarono fino a Parigi. Mentre il colonnello nazista Hans Landa gira per le campagne e le città a svolgere il suo ruolo di cacciatore d'orsi, il tenente americano Aldo Raine mette su una squadra (i Bastardi, appunto) con il compito di ammazzare più nazisti possibili e di tagliare loro lo scalpo come facevano i pellerossa con i nemici. Parallelamente, a Parigi, una ragazza sfuggita a Landa, è costretta ad ospitare un film di Goebbels nel suo cinema. A questa première saranno presenti tutti i pezzi grossi del governo nazista e in ultimo, anche Hitler. La ragazza (Shosanna ma si nasconde sotto l'identità di una certa Emmanuelle Minnieux) escogita quindi un piano insieme al suo compagno: durante la proiezione chiuderanno tutti nella sala del cinema e gli daranno fuoco, utilizzando come esplosivo le bobine dei film, che all'epoca erano altamente infiammabili. Alla première i Bastardi decidono a loro volta di far saltare tutti in aria, sacrificandosi e facendosi esplodere. Ma Landa ha scoperto il loro piano e porta via due di loro, cercando patteggiare una sua futura vita come cittadino statunitense quando gli americani vinceranno la guerra. Gli USA accetteranno le condizioni di Landa? Si, ma c'è un però. Landa infatti crede che Aldo seguirà alla lettera gli ordini della sua nazione. Sarà veramente così?

PS: Segnalo come assolutamente da avere la colonna sonora, in buona parte firmata Ennio Morricone, e con una delle mie canzoni preferite di David Bowie, Cat People.

lunedì 12 dicembre 2011

Chiunque può cucinare, ma solo gli intrepidi possono diventare dei grandi (Auguste Gusteau)

Oggi facciamo una cosina un po' diversa. Di solito parlo di film che ho visto di recente o che, comunque, siano principalmente dedicati ad un pubblico adulto. Invece adesso vorrei fare una cosa un po' diversa. Questo pomeriggio avevo un attacco di "infantitudine" ("infantilismo" non sarebbe, a mio parere, la parola corretta) quando sono tornata a casa. Era freddo e pioveva, non avevo nulla di urgente da fare, così ho pensato di guardare un film. Tempo di fare una cioccolata e scegliere il dvd ed ero già sul divano, sotto una copertina, con il telecomando in una mano e una tazza nell'altra. Avevo voglia di tornare un po' una bambina piccola: capita a tutti, no? Si ha voglia di coccole, di abbracci, attenzioni, regali, dolci e anche di fare i capricci. Non so esattamente cosa avessi in quel momento, forse nostalgia o solo bisogno di affetto. In ogni caso, quando ho dovuto (ops, forse è più giusto dire, voluto) scegliere qualcosa da guardare la mia scelta (non molto tormentata, a dire la verità) è caduta su Ratatouille. Il motivo per cui l'ho scelto non può essere certamente l'infanzia. E' uscito nel 2007 e mi ricordo benissimo i miei amici che mi prendevano in giro per questo. Ci ero andata da sola ma me la ero goduta tantissimo. Talmente tanto che poi, una volta uscito ho comprato il dvd. Avevo voluto vederlo perchè mi affascinava la storia di questo topolino, Remy, che voleva a tutti i costi fare ciò che più amava nella vita: cucinare. Inoltre Parigi e la cucina sono anche due mie passioni e il trailere, seppure un po' oscuro (l'avevo visto di corsa), mi aveva intrigato a tal punto che ho dovuto vederlo. E non mi sono ancora pentita.

Etichetta dello Chardonnay nel 2007 (USA)
La storia di questo piccolo animaletto comincia nella banlieu parigina, in quello che sembra essere un cottage di una vecchia signora nella campagna dell'Île-de-France. Essendo un roditore, come molti della sua specie, è costretto a rubare immondizia per sopravvivere, anche se questo non gli piace affatto. Ha infatti un dono molto speciale, che lo rende diverso da tutti i suoi simili: tramite il suo olfatto sviluppatissimo riesce a distinguere perfettamente ogni odore, ogni ingrediente, ogni cibo. Sfuggito alla morte insieme alla sua colonia, si ritrova nel sottosuolo di Parigi, solo e senza famiglia. Con l'aiuto del fantasma di Gusteau, il suo idolo, un paffuto (ma è dir poco) chef ormai defunto, Remy riuscirà a farsi conoscere, anche se non esattamente con il suo volto, fino a far capitolare, con la sua cucina da autodidatta, anche il più severo critico parigino: l'austero Anton Ego.

Cos'è che ha reso così speciale questo film? Credo sia stata l'accuratezza. Non solo a livello grafico. So che gli autori hanno passato giorni girando per Parigi, annotando e facendo schizzi della vita quotidiana parigina, raccogliendo qualsiasi particolare, prima di dare inizio al film. Qualsiasi ingrediente è fatto magistralmente, i profumi sembrano quasi uscire dallo schermo e le immagini sembrano così vere. Osservando bene, quasi tutti i paesaggi di Parigi nel film sembrano vere fotografie della città. Ma non solo. Anche la scena che si svolge di notte, sulla Senna, è molto realistica. Le campane di Notre Dame, l'arietta nebbiosa, i cumuli di foglie spinti sotto i ponti dal vento... Ma la mia parte preferita, anche a costo di essere banale, è quella della preparazione della ratatouille, del momento dell'assaggio e del discorso di Ego. 

La preparazione della ratatouille mi ha ricordato qualcosa fin dall'inizio ma solo di recente ho capito cosa. Si tratta del discorso della madeleine di Proust. Quest'ultimo, mangiando in casa sua una madeleine con una tazze di tè, in un momento si ricorda (ma qui sarebbe più corretto usare, per me, "si sovviene", anche se è arcaico) di un momento di cinquant'anni prima, mentre beveva il tè a casa di una sua zia. Quell'unico attimo, il ricordo, la rimembranza di esso e di tutti i dettagli (il gusto della madeleine, il sapore polveroso del tè, la durezza della tazza di porcellana) lo riportano indietro nel tempo, fino a quel dato episodio. Nulla di importante, ma qualcosa di unico rimasto nella sua mente. Certo, non è esattamente la stessa cosa per Ego. Le verdure della ratatouille gli riportano alla mente qualcosa, un ricordo a lui molto caro e molto intenso, che lui aveva quasi dimenticato. Era un ricordo talmente grande e importante che l'ha cambiato profondamente dentro. E' veramente questo il potere che hanno per noi i ricordi? Sono così immensamente indispensabili?

PS: qui di seguito posto due video, uno con la preparazione del piatto e l'assaggio e uno con la recensione di Ego (ogni volta che la sento piango come una fontana...)

PPS: piccola curiosità! Mentre nel ricordo di infanzia Anton Ego mangia quella che sembra essere veramente una ratatouille originale, quello che prepara Remy è in realtà un confit byaldi, un piatto creato dallo chef francese Michel Guérard nel 1976. E' comunque considerato come una variante della ratatouille classica.

Confit byaldi (screenshot del film)

lunedì 21 novembre 2011

Instruction - Open the book and...

Ho scoperto nel corso della mia esistenza che i pochi che conoscono Jonathan Swift (si, sono pochi) se lo ricordano solo per I viaggi di Gulliver, cosa che non riesco a spiegarmi. Swift in realtà ha scritto una marea di cose: poemi, scritti satirici, lettere ironiche, saggi e libretti, di facile lettura e molto divertenti, anche se alcuni un po' crudi. Ad esempio, L'Umile proposta (per impedire che i bambini della povera gente siano di peso ai genitori o alla nazione, e per renderli utili alla comunità) è un  tipo di trattazione particolarissima: nel breve scritto illustra come, per ridurre i costi, sia possibile "sfruttare", o meglio, "utilizzare" i bambini dei più poveri. La soluzione più ovvia è, a suo parere, vendere i bambini come carne pregiata che i ricchi possono acquistare per arricchire le loro tavole; le pelli invece sarebbero state adatte per confezionare guanti da signora e stivaletti per uomo. Non sto scherzando. Ovviamente lui ironizzava su questo, non lo dava come consiglio serio. Era un modo un po' crudele ma efficace per evidenziare la situazione che attanagliava Dublino (e tutta l'Irlanda) all'epoca. L'opera di cui vi volevo parlare è un'altra: le Istruzioni alla servitù. Si tratta di un libretto in cui si finge un lavorante presso la dogana che ha fatto 7 anni di servizio presso una casa come lacchè. Qui dispensa ironici consigli a tutti i servitori che una casa di buona famiglia dovrebbe avere, a partire da quelli generali e comuni a tutti i domestici, fino ad arrivare a parlare più nello specifico e cioè:
  • al maggiordomo
  • alla cuoca
  • al lacchè
  • al cocchiere
  • allo staffiere
  • all'amministratore della casa e di campagna
  • al portiere
  • alla lattaia
  • alla domestica
  • alla lavandaia
  • alla governante
  • all'aia o istitutrice
Questo libretto è in verità una denuncia dei vizi delle famiglie ricche e potenti dell'epoca, oltre che a mostrare tutti i "crimini"  le "alleanze" dei domestici all'interno delle case. Ad alcuni fa un lungo elenco di consigli, mentre ad altri fa solo degli accenni a grandi righe; questo perchè non riuscì a terminare l'opera. A tutti gli altri però le idee che dà sono tutte esilaranti e fuori dal comune e tutte atte a ricavarci un fantomatico profitto per chi le dovesse mettere in pratica.

domenica 20 novembre 2011

Ho un segreto

Chi tra noi non ha almeno un segreto incofessabile, da nascondere perfino all'amante perfetto o alla migliore amica? Uno dei miei, uno dei peggiori a mio parere, è questo. Una volta reputavo Sophie Kinsella una scrittrice da quattro soldi, una di quelle che scrivono falsità e illusioni a buon mercato tipo certi romanzetti che vendono in edicola. Ora, io non so cosa potrei mai aver avuto contro di lei ma di sicuro non volevo leggerla. Non so perchè, non so cosa mi avesse fatto. Forse in un'altra vita la conoscevo e, chissà, magari mi stava antipatica. Fatto sta che, quando è uscito il film di I love Shopping (che io volevo vedere per non so quale assurda ragione) ho deciso che prima avrei fatto bene a leggere il libro, anche perchè sennò mi sarei sentita un'ipocrita. Dopo la lettura e la visione la mia opinione sulla scrittrice non è cambiata poi molto, anche se mi sentivo un po' più "comprensiva" nei suoi confronti: insomma, non mi aveva fatto nulla. Continuavo però ad odiare un po' i suoi personaggi. Rebecca Bloomwood talvolta non sembra avere esattamente un QI di 150 punti. Magari è solo una mia impressione... Finchè un'amica non mi ha prestato un altro volume della Kinsella (che tra l'altro avevo già incrociato in libreria e avevo evitato come la peste) e, dopo averci girato attorno guardandolo dall'alto in basso per una settimana, ho deciso che poi tanto male non poteva farmi e ci ho dato un'occhiata, pensando che lo avrei rimesso giù dopo 3 minuti. E invece... Ho preso Sai tenere un segreto? e ho cominciato a leggere: dalle 8 di sera fino all'una di notte non mi sono più fermata. Mi ha entusiasmato, divertito e mi ha anche fatto piangere (anche se non ce n'era bisogno, grazie tante) ma senza lasciarmi un senso di angoscia come altri romanzi più "impegnati". E' stato piacevole, una serata a leggere come non ne passavo da un pezzo. Ho amato ogni singola parola scritta (vabbè, la mia era in italiano, non erano esattamente le sue parole ma ci si adatta) e ho desiderato possedere una copia tutta mia, magari autografata. Che fare? Ho dovuto rivedere la mia posizione, anche a seguito di un'intervista in cui sembrava molto simpatica, e ora, beh, anche se non è una delle mie scrittrici preferite in assoluto, non mi comporterò più  in maniera così altezzosa di fronte ad un suo libro...

lunedì 7 novembre 2011

Spostarsi dal binario! L'Orient-Express in partenza per Istambul!

Locandina pubblicitaria
Ho sempre desiderato fare un viaggio sull'Orient Express da quando avevo letto il romanzo di Agatha Christie Assassinio sull'Orient-Express. Ogni occasione era buona per rileggere quel libro o informarmi su questa "linea ferroviaria". E, a costo di sembrare un po' stupida e infantile, vi dirò una cosa: io adoro i treni. Mi piace moltissimo viaggiare sui binari. Quando ci penso mi vengono in mente gli anni d'oro delle ferrovie ma soprattutto gli anni '20, '30 e '40 in cui si sviluppa la tratta dell'Orient-Express. Infatti questo treno mooolto lussuoso eseguiva una sola tratta (che, vabbè, poi si diramava ma era principalmente una sola) che toccava tutti i luoghi più in voga all'epoca; tra le tante: Parigi, Vienna, Belgrado, Sofia, fino a Bagdad e Il Cairo. Un viaggio emozionante, durante il quale potevi trovare ogni sorta di gente, come d esempio, Hercule Poirot...

Il treno e il suo percorso erano una creazione della Compagnia Internazionale dei Vagoni Letto e permetteva, a chi poteva permetterselo, un certo lusso nel percorrere le grandi distanze attraverso l'Europa. Questo treno è rimasto un mito negli anni: se accenna in numerosi film e libri. Tra questi c'è un libro (io ce l'ho solo in francese) che ne parla: s'intitola Le Roman de l'Orient-Express di Vladimir Fédorovski. E' costruito proprio come un romanzo, c'è una trama principale ma viene affiancata alla storia del treno e della tratta, di chi ci ha viaggiato o addirittura soggiornato. E' molto interessante e, tra l'altro comprende anche una cartina con tutti i percorsi così si può seguire attentamente tutti i viaggi e può sembrare di esserne a bordo.

Tutti i percorsi e le destinazioni dell'Orient-Express
Tornando al romanzo in sè. Se c'è una cosa che adoro dei gialli è la lista dei personaggi. Io non so se la fanno in tutti i gialli o no (purtroppo per me lego quasi solo quelli di Sua Maestà Agatha Christie) ma in quelli della Regina del Giallo ci sono sempre all'inizio. Per quanto mi riguarda sono utilissimi perchè, se ci serve andare a cercare un nome sparso per il romanzo che non ci ricordiamo o di cui non ci rammentiamo il mestiere che, per qualsiasi ragione, ci serve, abbiao questa bella lista ordinata all'inizio del romanzo con il nome e il lavoro comodi e pratici all'occorrenza. E non c'è rischio di dimenticarne nessuno. Certo, non va letta prima perchè sennò si perde la sorpresa ma in seguito si può fare benissimo. 

David Suchet nei panni di Hercule Poirot
Di questo romanzo esistono anche alcune versioni cinematografiche: ad esempio, c'è un film del 1974 con Albert Finney e Ingrid Bergman (quest'ultima ha anche vinto l'Oscar per questa interpretazione); un'altra appartiene alla serie televisiva Agatha Christie's Poirot con David Suchet nel ruolo del celebre investigatore baffuto. Inoltre la trama è stata ripresa e "parodiata" in molti telefilm e cartoni animati.



La storia del romanzo è inizialmente molto semplice. Sedici persone sono a bordo dell'Orient-Express diretto verso Parigi. A bordo vi è anche Hercule Poirot, famoso investigatore belga dai baffi all'insù, e monsiur Bouc, facente parte del Consiglio d'Amministrazione della Compagnia dei Vagoni Letto. E' inverno e, a causa della neve, il viaggio si blocca in un campo bianco nel bel mezzo dei Balcani, con una tempesta che infuria all'esterno. Durante la notte un uomo viene un uomo, Samuel Edward Ratchett, viene assassinato e Poirot è incaricato da Bouc di svolgere delle indagini. Si viene così a scoprire che il morto era in realtà un famoso sequestratore e omicida, sfuggito alla giustizia grazie al suo denaro. Poirot è costretto ad interrogare tutti coloro che si trovano a bordo del treno e riesce a scoprire che tutti i passeggeri, ad eccezione di se stesso, monsiur Bouc e il dottor Costantine, avevano un movente. Chi è quindi l'assassino?

domenica 6 novembre 2011

...e non ne rimase nessuno

Forse uno dei libri più conosciuti (dopo Assassinio sull'Orient Express) della Signora del Giallo è proprio Dieci piccoli indiani. Tant'è che esiste anche un film di René Clair, uscito nel 1945. Chissà perchè i film più belli li hanno fatti in quegli anni là. Come Il terrore corre sul filo, pellicola del 1948 con Barbara Stanwyck e Burt Lancaster, tratta dalla radio play di Lucille Fletcher Sorry, Wrong Number. Ma di questa parlerò un'altra volta perchè è giusto dedicarle un post a sè.
Tornando al romanzo. Il titolo originale è Ten Little Niggers ma in America venne pubblicato con And Then There Were None in quanto nigger è un termine dispregiativo (ma credo che tutto questo ve lo possano spiegare meglio su Wikipedia) e in Italia venne pubblicato per la prima volta con il titolo ...E poi non ne rimase nessuno che è, bene o male, la traduzione dall'inglese del secondo titolo. Poi fu cambiato in quello che tutti conosciamo. 
La trama: dieci persone, ognuno sconosciuto all'altro, vengono invitati su un isola, Nigger Island. Uno alla volta gli ospiti muoiono finchè... non ne rimase nessuno.  Il ritmo dell'opera è scandito dagli omicidi degli ospiti, eseguiti seguendo le morti cantate da una (ben poco) allegra filastrocca per bambini. I dieci sono tutti invitati da un fantomatico U.N.O., all'occorenza una donna (Una Nancy Owen) o un uomo, presumibilmente suo marito (Ulick Norman Owen), che, tramite un disco fatto incidere appositamente, accusa tutti i presenti di vari delitti rimasti senza colpevoli.
 


1° omicidio: Anthony Marston
Dieci poveri negretti
Se ne andarono a mangiar:
uno fece indigestione,
solo nove ne restar.
Nella casa i padroni sono assenti. I presenti cenano tutti assieme attorno ad una tavola su cui, a mo' di centrotavola, troneggiano dieci statuine di indiani. Dopo cena, in terrazza, Anthony Marston, un giovane nullafacente,  muore avvelenato, subito dopo le accuse che il nastro registrato rivolge ai presenti. Si scopre che nel suo whiskey era stato messo del cianuro. Nel riportare all'interno il cadavere si accorgono che una delle statuine è sparita.

2° e 3° omicidio: Ethel Roger e John Gordon Macarthur
Nove poveri negretti
fino a notte alta vegliar:
uno cadde addormentato,
otto soli ne restar.
Otto poveri negretti
Se ne vanno a passeggiar:
uno, ahimè, è rimasto indietro,
solo sette ne restar.
Al risveglio degli abitanti si scopre il cadavere della cuoca, la moglie del maggiordomo. La donna sembra essere morta di cause naturali, a quanto attesta il dottor Armstrong ma nessuno sembra esserne convinto. Il mare è agitato e nessuno riesce ad andarsene dall'isola o a contattare la terra ferma. Tre degli uomini passano la giornata cercando il fantomatico Owen in giro per l'isola ma con scarsi risultati. Al ritorno viene trovato il generale Macarthur morto, colpito da un oggetto contundente. Nella notte le statuine diminuiscono nuovamente: ora ce ne sono solo sette.

4°, 5° e 6° omicidio: Thomas Rogers, Emily Brent e Lawrence John Wargrave
Sette poveri negretti
legna andarono a spaccar:
un di lor s'infranse a mezzo,
e sei soli ne restar.
I sei poveri negretti
giocan con un alvear:
da una vespa uno fu punto,
solo cinque ne restar.
Cinque poveri negretti
un giudizio han da sbrigar:
un lo ferma il tribunale
quattro soli ne restar.
Al mattino il maggiordomo, il classico assassino dei romanzi gialli, è trovato morto con un colpo d'accetta nel cranio. Dopo colazione, l'unica sospettata, la signorina Brent è trovata, avvelenata con il cianuro, grazie ad una siringa di cui si trova il segno sul collo della donna, in salotto, assieme ad una vespa che svolazza per la stanza. Alla sera, dopo che quasi tutti accorrono al grido di Vera, l'unica donna rimasta, spaventata da un alga appesa al soffitto, il giudice Wargrave viene trovato morto con la toga e la parrucca del tribunale, con un colpo di pistola in fronte. Rimangono solo quattro statuette.

7°, 8°, 9° e 10° omicidio: Edward George Armstrong, William Henry Blore, Philip Lombard e Vera Elisabeth Claythorn
Quattro poveri negretti
salpan verso l'alto mar:
uno se lo prende un granchio,
e tre soli ne restar.
I tre poveri negretti
allo zoo vollero andar:
uno l'orso ne abbrancò,
e due soli ne restar.
I due poveri negretti
stanno al sole per un po':
un si fuse come cera
e uno solo ne restò.
Solo, il povero negretto
in un bosco se ne andò:
ad un pino s'impiccò,
e nessuno ne restò.
Durante la notte, scompare il dottor Armstrong. Alla mattina i tre rimasti escono di casa, temendo di stare in casa. Rientrato in cerca di cibo Blore muore con la testa schiacciata da un masso. Vera e Lombard ritrovano il cadavere del dottore annegato in riva al mare. Ora le statuette sono solo due. Vera, ormai impazzita, con un pretesto distrae Lombard e gli spara, uccidendolo. Rientrata, rimuove la seconda delle statuette rimaste e sale in camera sua. Lì trova un cappio appeso al soffitto con sotto una sedia. Sconvolta dai delitti e fuori di sè si impicca. 

Epilogo
Il libro finisce così, o quasi. Infatti non si possono spiegare tutti gli omicidi come gli ultimi due, tant'è che, all'arrivo della polizia, la sedia usata da Vera si trova appoggiata al muro. Chi sarà stato? Una lettera, lo stesso mezzo che ha dato inizio a tutta la catena di omicidi, spiegherà ai lettori tutto quanto.