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martedì 27 dicembre 2011

Nein nein nein nein nein... oh si si si si (non è un porno)

Bastardi senza gloria è il più recente "lavoretto" di Quentin Tarantino. 

Il cast con, al centro, il regista, Quentin Tarantino.


Si fa per dire "lavoretto", ovviamente. Non è un film così leggero e di violenza gratuita come qualcuno potrebbe pensare (nessun film di Tarantino è solo violenza gratuita), ma è una storia verosimile dai contorni vividi. Ora, il film è un esempio del suo cinema e delsuo genio. Scritto e diretto da lui stesso, Inglorous Basterds racconta la Francia degli anni '30 e '40 quando i nezisti la invasero e arrivarono fino a Parigi. Mentre il colonnello nazista Hans Landa gira per le campagne e le città a svolgere il suo ruolo di cacciatore d'orsi, il tenente americano Aldo Raine mette su una squadra (i Bastardi, appunto) con il compito di ammazzare più nazisti possibili e di tagliare loro lo scalpo come facevano i pellerossa con i nemici. Parallelamente, a Parigi, una ragazza sfuggita a Landa, è costretta ad ospitare un film di Goebbels nel suo cinema. A questa première saranno presenti tutti i pezzi grossi del governo nazista e in ultimo, anche Hitler. La ragazza (Shosanna ma si nasconde sotto l'identità di una certa Emmanuelle Minnieux) escogita quindi un piano insieme al suo compagno: durante la proiezione chiuderanno tutti nella sala del cinema e gli daranno fuoco, utilizzando come esplosivo le bobine dei film, che all'epoca erano altamente infiammabili. Alla première i Bastardi decidono a loro volta di far saltare tutti in aria, sacrificandosi e facendosi esplodere. Ma Landa ha scoperto il loro piano e porta via due di loro, cercando patteggiare una sua futura vita come cittadino statunitense quando gli americani vinceranno la guerra. Gli USA accetteranno le condizioni di Landa? Si, ma c'è un però. Landa infatti crede che Aldo seguirà alla lettera gli ordini della sua nazione. Sarà veramente così?

PS: Segnalo come assolutamente da avere la colonna sonora, in buona parte firmata Ennio Morricone, e con una delle mie canzoni preferite di David Bowie, Cat People.

lunedì 12 dicembre 2011

Chiunque può cucinare, ma solo gli intrepidi possono diventare dei grandi (Auguste Gusteau)

Oggi facciamo una cosina un po' diversa. Di solito parlo di film che ho visto di recente o che, comunque, siano principalmente dedicati ad un pubblico adulto. Invece adesso vorrei fare una cosa un po' diversa. Questo pomeriggio avevo un attacco di "infantitudine" ("infantilismo" non sarebbe, a mio parere, la parola corretta) quando sono tornata a casa. Era freddo e pioveva, non avevo nulla di urgente da fare, così ho pensato di guardare un film. Tempo di fare una cioccolata e scegliere il dvd ed ero già sul divano, sotto una copertina, con il telecomando in una mano e una tazza nell'altra. Avevo voglia di tornare un po' una bambina piccola: capita a tutti, no? Si ha voglia di coccole, di abbracci, attenzioni, regali, dolci e anche di fare i capricci. Non so esattamente cosa avessi in quel momento, forse nostalgia o solo bisogno di affetto. In ogni caso, quando ho dovuto (ops, forse è più giusto dire, voluto) scegliere qualcosa da guardare la mia scelta (non molto tormentata, a dire la verità) è caduta su Ratatouille. Il motivo per cui l'ho scelto non può essere certamente l'infanzia. E' uscito nel 2007 e mi ricordo benissimo i miei amici che mi prendevano in giro per questo. Ci ero andata da sola ma me la ero goduta tantissimo. Talmente tanto che poi, una volta uscito ho comprato il dvd. Avevo voluto vederlo perchè mi affascinava la storia di questo topolino, Remy, che voleva a tutti i costi fare ciò che più amava nella vita: cucinare. Inoltre Parigi e la cucina sono anche due mie passioni e il trailere, seppure un po' oscuro (l'avevo visto di corsa), mi aveva intrigato a tal punto che ho dovuto vederlo. E non mi sono ancora pentita.

Etichetta dello Chardonnay nel 2007 (USA)
La storia di questo piccolo animaletto comincia nella banlieu parigina, in quello che sembra essere un cottage di una vecchia signora nella campagna dell'Île-de-France. Essendo un roditore, come molti della sua specie, è costretto a rubare immondizia per sopravvivere, anche se questo non gli piace affatto. Ha infatti un dono molto speciale, che lo rende diverso da tutti i suoi simili: tramite il suo olfatto sviluppatissimo riesce a distinguere perfettamente ogni odore, ogni ingrediente, ogni cibo. Sfuggito alla morte insieme alla sua colonia, si ritrova nel sottosuolo di Parigi, solo e senza famiglia. Con l'aiuto del fantasma di Gusteau, il suo idolo, un paffuto (ma è dir poco) chef ormai defunto, Remy riuscirà a farsi conoscere, anche se non esattamente con il suo volto, fino a far capitolare, con la sua cucina da autodidatta, anche il più severo critico parigino: l'austero Anton Ego.

Cos'è che ha reso così speciale questo film? Credo sia stata l'accuratezza. Non solo a livello grafico. So che gli autori hanno passato giorni girando per Parigi, annotando e facendo schizzi della vita quotidiana parigina, raccogliendo qualsiasi particolare, prima di dare inizio al film. Qualsiasi ingrediente è fatto magistralmente, i profumi sembrano quasi uscire dallo schermo e le immagini sembrano così vere. Osservando bene, quasi tutti i paesaggi di Parigi nel film sembrano vere fotografie della città. Ma non solo. Anche la scena che si svolge di notte, sulla Senna, è molto realistica. Le campane di Notre Dame, l'arietta nebbiosa, i cumuli di foglie spinti sotto i ponti dal vento... Ma la mia parte preferita, anche a costo di essere banale, è quella della preparazione della ratatouille, del momento dell'assaggio e del discorso di Ego. 

La preparazione della ratatouille mi ha ricordato qualcosa fin dall'inizio ma solo di recente ho capito cosa. Si tratta del discorso della madeleine di Proust. Quest'ultimo, mangiando in casa sua una madeleine con una tazze di tè, in un momento si ricorda (ma qui sarebbe più corretto usare, per me, "si sovviene", anche se è arcaico) di un momento di cinquant'anni prima, mentre beveva il tè a casa di una sua zia. Quell'unico attimo, il ricordo, la rimembranza di esso e di tutti i dettagli (il gusto della madeleine, il sapore polveroso del tè, la durezza della tazza di porcellana) lo riportano indietro nel tempo, fino a quel dato episodio. Nulla di importante, ma qualcosa di unico rimasto nella sua mente. Certo, non è esattamente la stessa cosa per Ego. Le verdure della ratatouille gli riportano alla mente qualcosa, un ricordo a lui molto caro e molto intenso, che lui aveva quasi dimenticato. Era un ricordo talmente grande e importante che l'ha cambiato profondamente dentro. E' veramente questo il potere che hanno per noi i ricordi? Sono così immensamente indispensabili?

PS: qui di seguito posto due video, uno con la preparazione del piatto e l'assaggio e uno con la recensione di Ego (ogni volta che la sento piango come una fontana...)

PPS: piccola curiosità! Mentre nel ricordo di infanzia Anton Ego mangia quella che sembra essere veramente una ratatouille originale, quello che prepara Remy è in realtà un confit byaldi, un piatto creato dallo chef francese Michel Guérard nel 1976. E' comunque considerato come una variante della ratatouille classica.

Confit byaldi (screenshot del film)

lunedì 7 novembre 2011

Spostarsi dal binario! L'Orient-Express in partenza per Istambul!

Locandina pubblicitaria
Ho sempre desiderato fare un viaggio sull'Orient Express da quando avevo letto il romanzo di Agatha Christie Assassinio sull'Orient-Express. Ogni occasione era buona per rileggere quel libro o informarmi su questa "linea ferroviaria". E, a costo di sembrare un po' stupida e infantile, vi dirò una cosa: io adoro i treni. Mi piace moltissimo viaggiare sui binari. Quando ci penso mi vengono in mente gli anni d'oro delle ferrovie ma soprattutto gli anni '20, '30 e '40 in cui si sviluppa la tratta dell'Orient-Express. Infatti questo treno mooolto lussuoso eseguiva una sola tratta (che, vabbè, poi si diramava ma era principalmente una sola) che toccava tutti i luoghi più in voga all'epoca; tra le tante: Parigi, Vienna, Belgrado, Sofia, fino a Bagdad e Il Cairo. Un viaggio emozionante, durante il quale potevi trovare ogni sorta di gente, come d esempio, Hercule Poirot...

Il treno e il suo percorso erano una creazione della Compagnia Internazionale dei Vagoni Letto e permetteva, a chi poteva permetterselo, un certo lusso nel percorrere le grandi distanze attraverso l'Europa. Questo treno è rimasto un mito negli anni: se accenna in numerosi film e libri. Tra questi c'è un libro (io ce l'ho solo in francese) che ne parla: s'intitola Le Roman de l'Orient-Express di Vladimir Fédorovski. E' costruito proprio come un romanzo, c'è una trama principale ma viene affiancata alla storia del treno e della tratta, di chi ci ha viaggiato o addirittura soggiornato. E' molto interessante e, tra l'altro comprende anche una cartina con tutti i percorsi così si può seguire attentamente tutti i viaggi e può sembrare di esserne a bordo.

Tutti i percorsi e le destinazioni dell'Orient-Express
Tornando al romanzo in sè. Se c'è una cosa che adoro dei gialli è la lista dei personaggi. Io non so se la fanno in tutti i gialli o no (purtroppo per me lego quasi solo quelli di Sua Maestà Agatha Christie) ma in quelli della Regina del Giallo ci sono sempre all'inizio. Per quanto mi riguarda sono utilissimi perchè, se ci serve andare a cercare un nome sparso per il romanzo che non ci ricordiamo o di cui non ci rammentiamo il mestiere che, per qualsiasi ragione, ci serve, abbiao questa bella lista ordinata all'inizio del romanzo con il nome e il lavoro comodi e pratici all'occorrenza. E non c'è rischio di dimenticarne nessuno. Certo, non va letta prima perchè sennò si perde la sorpresa ma in seguito si può fare benissimo. 

David Suchet nei panni di Hercule Poirot
Di questo romanzo esistono anche alcune versioni cinematografiche: ad esempio, c'è un film del 1974 con Albert Finney e Ingrid Bergman (quest'ultima ha anche vinto l'Oscar per questa interpretazione); un'altra appartiene alla serie televisiva Agatha Christie's Poirot con David Suchet nel ruolo del celebre investigatore baffuto. Inoltre la trama è stata ripresa e "parodiata" in molti telefilm e cartoni animati.



La storia del romanzo è inizialmente molto semplice. Sedici persone sono a bordo dell'Orient-Express diretto verso Parigi. A bordo vi è anche Hercule Poirot, famoso investigatore belga dai baffi all'insù, e monsiur Bouc, facente parte del Consiglio d'Amministrazione della Compagnia dei Vagoni Letto. E' inverno e, a causa della neve, il viaggio si blocca in un campo bianco nel bel mezzo dei Balcani, con una tempesta che infuria all'esterno. Durante la notte un uomo viene un uomo, Samuel Edward Ratchett, viene assassinato e Poirot è incaricato da Bouc di svolgere delle indagini. Si viene così a scoprire che il morto era in realtà un famoso sequestratore e omicida, sfuggito alla giustizia grazie al suo denaro. Poirot è costretto ad interrogare tutti coloro che si trovano a bordo del treno e riesce a scoprire che tutti i passeggeri, ad eccezione di se stesso, monsiur Bouc e il dottor Costantine, avevano un movente. Chi è quindi l'assassino?

domenica 30 ottobre 2011

Improving yourself 2

Sappiamo benissimo che i film non sono mai la stessa cosa del libro. Certo, questo non serve che ve lo dica io. Ma, a essere sincera, questo film mi è piaciuto altrettanto dell'opera da cui è tratto. Si, è vero, sono diversi, certe cose mancano, altre cose le trovi sono nel film ma il senso, il succo, l'idea fondamentale del volume è sempre quella. E devo dire che leggendo il libro non ero andata tanto lontano nel tradurlo in immagini rispetto alla trasposizione stessa. Cioè, quello che voglio dire è che io, al posto del regista, non posso dire che avrei fatto le stesse cose, ma probabilmente ci sarei andata molto vicina. E secondo me risulta molto più gradevole vedere un film (tratto da uno scritto) in cui il regista condivide, seppur inconsapevolmente, le tue idee, piuttosto che un qualsiasi altro.

Comunque, tornando al film in sè. E' del 2010 e la regia è di Ryan Murphy. Il cast: parliamone un attimo per favore. Niente da dire su Julia Roberts, bravissima e anche se ormai ti da sempre una vaga idea di hollywoodiano è riuscita ad apparire una persona normale, semplice, con i suoi interessi e una sua personalità per niente da diva. Oltre a lei però ci sono due attori che, beh, sono tutto dire. Uno è Javier Bardem (vi ho già detto come la penso no?) che a mio parere è veramente un figo e con l'accento portoghese è proprio al limite dell'adorazione. L'altro è l'altrettanto figo (o forse anche di più: che dipenda dalla giovane età? ;D ) James Franco. Ovvio che non ho niente da dire sul fisico. Come attore non è tra i miei preferiti, bravo per carità, ma mi da l'idea di essere come un po' ancora "acerbo" nella recitazione. Sarà una mia impressione. 

La trama è quella del libro in  pratica, anche se approfondito in maniera leggermente diversa; si torna sempre al discorso iniziale. Il trailer è molto carino, da un idea abbastanza chiara di ciò che è il film e di cosa parla. Ve lo potete guardare qui in inglese e in italiano... non, non ve lo posto perchè per le immagini è uguale e penso che vi faccia bene provare ad ascoltarlo. 

PS: Se proprio non resistete... eccolo qui, il trailer in italiano (ma non ho controllato bene l'audio perciò non posso promettere che sia quello giusto).

martedì 18 ottobre 2011

Il mio nome è Jones, Bridget Jones

Sono già a metà strada. Ho scritto giusto il nome "Bridget" (non riesco mai a scriverlo bene al primo colpo, sono dislessica?) :D
Avrete certamente capito di chi sto parlando, no? Copio pari passo (anche se dovrei dire "cito") direttamente dalla copertina libro:
"La single più famosa del mondo" (Gioia)  
                   e
"Il cult book per le single del Terzo Millennio " (Elle)
Insomma, Miss Jones è la trentenne single che rivive un po' in tutte noi, che abbiamo più di trent'anni o meno. E' un diario della vita di una come tante, una come noi, che ha ei pensieri che, se non sono i nostri ci vanno molto vicino. A mio parere il romanzo è molto più spassoso del film anche se bisogna dire che Colin Firth e Hugh Grant non sono proprio da buttar via e che Renée Zellweger ci sta a pennello nel ruolo di Bridget.

Comunque ho scelto questo argomento proprio oggi per ben 2 motivi:
  1. ho appena riletto il libro: fatelo, leggetelo, io mi sento partecipe in una maniera mostruosamente disumana, mi aspetto in un qualsiasi momenti che Bridget mi telefoni in lacrime (e sinceramente mi sono ritrovata a pensare che sabato volevo uscire con lei)
  2. ieri su un giornale (che ora non ricordo) ho letto una notizia: pare che Colin Firth stia (o stia per) girare il terzo film della fortunata serie, anche se non so se sia vero e se il cast sarà sempre lo stesso. 
A proposito del film però ho i miei riguradi. Il primo era ben fatto, bravi gli attori, però, ovviamente, non era il libro. Il secondo mi ha un po' deluso. Non ho ancora letto il libro però il secondo episodio non regge il confronto con il primo. No davvero. E il terzo, beh, non so veramente come sarà e non so neanche se avrò voglia di vederlo. E' un po' come con Babbo Natale. E' bellissimo che crederci ma è ancor più orribile quando ti dicono che non esiste, strappandoti dal mondo di ovatta dell'infanzia per sempre. Anche se solo un personaggio inventato credo sia un po' l'emblema di tutte coloro che hanno dei problemi con la loro vita sentimentale. Tutte pensano: -se ce l'ha fatta Bridget ce la posso fare anch'io- ed è come la penso pure io. Il problema si pone nel momento in cui ti accorgi che lei faceva un poi' parte della tua vita, era il tuo appoggio, il tuo sostegno morale. Se dovessi vederla nel terzo film veleggiare avvolta in chilometri di tulle tipo bomboniera/meringa penso piangerei ma non di gioia per le, bensì di tristezza perchè mi sembrerà di perdere un'amica (piangerò anche di orrore: odio gli abiti da sposa formato cumulo di panna montata). A questo punto, che fare?



venerdì 14 ottobre 2011

Simon's Cat

Non so che altro titolo dare a questo post. Anzi, non posso dargli un altro titolo. Quando hai detto Simon's Cat hai detto tutto. O almeno, per questa svitata è così. :)  


Simon's Cat (ovvero, il gatto di Simon) è un personaggio partorito dalla mente geniale di un tipo che si chiama, guarda caso, Simon Tofield. 
Mr Tofield è disegnatore e, osservando i suoi suoi gatti, ha inventato questo animaletto (che si chiama Simon's Cat, non c'è nulla da fare) che ne combina di tutti i colori. Ha iniziato (credo) nel 2008 con una serie di video pubblicati sul suo canale di YouTube (gente, robe da 27 milioni di visualizzazioni, non bruscolini, andate a vedere i suoi video) e continua tutt'ora a deliziare il suo folto gruppo di fan e ammiratori. Tra l'altro pubblica anche su carta le sue vignette inedite e non, anzi, in questo periodo dovrebbe essere cominciato il lancio del terzo libro, se non sbaglio. Ha ben 485mila e oltre fan su Facebook, oltre ad avere un suo sito aggiornato con gli ultimi video e collegato con il suo shop online in cui potete acquistare magliette, tazze, accessori per i vostri gatti, calendari cartoline e... beh, insomma, un sacco di altre cose carinissime. 

Comunque, la cosa più particolare dei suoi disegni e, che più mi ha colpito, è che tutto quello che succede i gatti lo fanno veramente. I gesti, le pose, i movimenti sono gli stessi che vedo nella mia gatta. Io muoio dal ridere ogni volta che lo vedo proprio perchè, pur essendo in cartone animato, mi da comunque l'idea di avere davanti un gatto vero.
Dateci un occhiata se volete ridere un po' e credo che lo amerete subito, fin dal primo momento.

martedì 11 ottobre 2011

Hynkelino!

Credo che tutti abbiano già sentito parlare almeno una volta di Charlie Chaplin. Chi non conosce il suo Charlot che, con bombetta e bastone, se ne andava con la sua andatura dondolante per la città, facendo innamorare tutte le giovani che incontrava e bevendo come una spugna, pronto ad attaccar briga con chiunque?

Io adoro un suo sorriso furbetto e tutti i suoi gesti e modi di fare, ognuno attento a provocare immediatamente una risata. 

La passione per Charlie Chaplin l'ho sempre avuta ma quest'estate ho avuto l'occasione di vedere alcuni dei suoi film restaurati e ho deciso che avrei fatto qualsiasi cosa per avere tutti i suoi film. Al momento dell'acquisto mi sono accorta che un suo film lo avevo già (non chiedetemi perchè, non sono nemmeno sicura che sia mio) ed era Il grande dittatore (ma quanto non è bello scrivere il titolo originale? The Great Dictator. Sentite come suona bene?). E' probabile che ne abbiate almeno sentito parlare. E' famoso soprattutto per questa scena, in cui il protagonista (che ora vi dirò) gioca con un pallone/mondo, coccolandolo come se fosse il suo "bambino".

Questo film è del 1940 ed è una pura presa in giro del governo nazista. Charlie Chaplin interpreta sia un barbiere ebreo sia un fantomatico dittatore, Hynkel. Mentre il primo è costretto a cercare di "combattere" contro per non venire arrestato o impiccato, il secondo continua ad invadere gli stati intorno al suo stato, la Tomania. Finchè un giorno, questi due personaggi, così simili, finiranno per essere scambiati tra loro e a capo del governo nazista finirà proprio il barbiere ebreo che, al momento del discorso decisivo, finirà per rinnegare tutto ciò che la sua "copia" aveva portato a termine con tanto fervore. 
Qui c'è il discorso finale scritto e in video in italiano e in inglese
Io adoro questo film. Il dittatore è fantastico ed ironico e il suo alleato, Bonito Napaloni, è esilarante. 
E' un film che consiglio a chiunque. Come qualsiasi altro film di Charlie Chaplin. E ricordate, come sta scritto all'inizio nei titoli di testa:
Qualsiasi somiglianza tra il dittatore Hynkel e il barbiere ebreo è puramente casuale.

lunedì 10 ottobre 2011

Life is the ultimate work of art

Non ne sono sicura. Credo sia una citazione di Woody Allen e se così fosse farebbe esattamente al caso mio. Avete presente chi è, vero? Non fatemi spiegare ciò che è ovvio. Woody Allen è chiaramente tra i miei registi preferiti, altrimenti non sarei qui a parlarne. Conosco varie persone che dicono di non capirlo, che non fa assolutamente ridere e che sia un imbecille. Si sbagliano. Non lascio spazio a critiche, aggiunte o spiegazioni. Si sbagliano e basta. Woody Allen, nonostante abbia lo stesso nome dei wurstel, è un genio. Non "secondo me". E' un genio e questo deve essere chiaro a tutti. E' un dato di fatto.

Messo in chiaro questo punto (è una delle certezze su cui si basa la mia vita) passiamo all'argomento di oggi. Che è ovviamente un film di Woody Allen altrimenti che ci stava a fare questa premessa vagamente minacciosa? :) Il film è uno degli ultimi (2008) ed è Vicky Cristina Barcelona. Il cast comprende Javier Bardem - quel figaccione- (nel ruolo di Juan Antonio), Penélope Cruz (Marìa Elena), Rebecca Hall (Cristina) e Scarlett Johansson (Vicky). Queste ultime due, americane, amiche da tempi immemori (per me) se ne vanno in vacanza per un mese a Barcellona, presso la zia di Cristina. Qui si innamorano dell'affascinante pittore Juan Antonio che le invita per un week end a Oviedo.

Vorrei invitarvi tutte e due a venire con me a Oviedo. Mangiamo bene, beviamo e facciamo l'amore.


 Se all'inizio Cristina si dimostra contraria, alla fine, anche se solo per una volta, cederà alle lusinghe del pittore. Vicky invece, viene coinvolta in un ménage a trois con Juan Antonio e la sua ex moglie, Marìa Elena, e si rivelerà essere il collante tra due amanti così opposti. La fine arriva per tutti. Cristina si sposa e si arrende ad una vita monotona e insignificante e Vicky decide di partire alla ricerca di se stessa, pur sapendo che il suo cuore rimarrà sempre con i suoi due compagni.



 Io ho un po' pianto alla fine del film. Ma ve lo consiglio. Di tutto cuore. Vi farà innamorare di voi stessi.

PS: Je suis tombée amoureuse de ça! Ici la bande son (soundtack) de Vicky Cristina Barcelona!

domenica 9 ottobre 2011

Go to Tiffany's. Calms me down right away.

Chi sa di cosa scrivo oggi alzi la mano. Spero ci sia una selva di arti in aria :)

 
Oggi è il giorno di Colazione da Tiffany (che io ancora preferisco scrivere Breakfast at Tiffany's perchè è il titolo originale ed è più bello e... un sacco di altre cose). E' un film un po' speciale per me. C'è la ragazza che cerca di sfondare a New York. Ma non è la solita svampita che vuole solo diventare ricca per compare bei vestiti e gioielli. E' una ragazza che fa questo solo per poter creare un mondo perfetto in cui vivere con suo fratello Fred. Adora Tiffany ma non per i gioielli in se ma per la sensazione che prova nel trascorrere il suo tempo all'interno del negozio. Una sensazione di pace la pervade e chi guarda il film e lei può quasi sentirsi alla stessa maniera. Leggeri. Puri. Preziosi a propria volta come se fossimo gioielli. Fluttuiamo nel negozio come esseri soprannaturali, seguendo lei, la dolce Audrey Hepburn. Chi non l'adora?
E poi c'è il giovane George Peppard, il futuro colonnello Hannibal della famosa serie A-Team (che a mio parere era molto molto carino da giovane... un po' meno con i capelli bianchi), che fa lo scrittore serio ma che nel frattempo fa il mantenuto. Le loro vite cambieranno per sempre grazie al loro incontro e questo film è una delle storie d'amore più romantiche che io abbia mai visto. Inutile dire che ho pianto. Anche stavolta.


PS: per gli Audrey Hepburn maniaci come me ho trovato un sito molto bello (è in inglese però) con un sacco di materiale interessante sulla nostra beniamina: citazioni sue, battute storiche di alcuni suoi film, foto e molto altro ancora!  Si chiama A Tribute to Audrey Hepburn. Merita veramente di darci un occhiata! Fateci un salto, mi raccomando!


mercoledì 2 febbraio 2011

Post-ino

Beh, mi scuso tantissimo per la mia prolungata assenza ma a volte si ha così tante cose da fare che è impossibile tenere testa e tutte...
Comunque oggi un piccolo post (non perchè sia di fretta, cioè, un po' si, ma non è questo il punto...) sul 27 gennaio. Non tutti sanno che il 27 gennaio è la giornata della memoria (si, è vero, non ne sono tutti a conoscenza). Questa data ricorda il giorno in cui sono stati per così dire "aperti" i cancelli di Auschwitz (27 gennaio 1945) ed è un simbolo della liberazione dei lager e dei campi di concentramento. Questa festa è stata istituita solo nel 2000 ma è ormai comune nelle scuole svolgere attività di vario tipo nell'ambito appunto di questa festività. Io, qualche anno fa, sono passata attraverso la fase "scopriamo-tutto-riguardo-i-campi-di-concentramento-attraverso-i-racconti-dei-sopravvissuti" e ho letto molti dei romanzi scritti da ex prigionieri. Tra questi c'era anche il Bambino con il pigiama a righe di John Boyne, che ancora non era né famoso come lo è oggi, né un film. E' un libro bellissimo e ho pianto come una fontana, mentre la trasposizione vorrei vederla ma alla fine evito perchè deve essere ancora più triste del romanzo stesso. Comunque, non era di questo che volevo parlare.
L'argomento di oggi (sii concisa, per favore) riguarda si la Shoah ma è un film che mi è piaciuto tantissimo sia la prima che tutte le altre volte che l'ho visto e che non c'entra molto con Il bambino con il pigiama a righe. Il titolo è Train de vie - un treno per vivere. Sans commentaire la pseudo traduzione (che mi ha sempre un po' orripilato), posso dire che è uno dei miei film preferiti, nonostante il tema trattato, proprio per la maniera in cui la Shoah è "dipinta". Non è la "solita" deportazione (se mi permettete questa licenza, le deportazioni non sono cose normali), con descrizione della vita nel campo e magari relativa morte del personaggio. Racconta le vite degli abitanti di un villaggio che mettono tutto in gioco per salvarsi e seguendo le idee di un presunto pazzo costruisce un treno per partire alla volta della Palestina. E' perfino divertente in certi punti, non è assolutamente pesante. Ovvio che non ha tutti può piacere questo tipo di rappresentazione. L'unico problema sta nel finale. A mio parere non ha una sola interpretazione. O forse è quello che io preferisco credere. Ma non importa. Il the end come al solito non ve lo racconto perchè i film si scoprono da soli. Vedremo come la penserete. Io, l'unica cosa che vi dico, è che adoro gli shtetl e i loro abitanti e se vedrete il film capirete perchè.

 
E mi raccomando, per quanto bello possa essere, niente paragoni con "La vita è bella". Sono fatti in maniera completamente diversa e un confronto tra due capolavori è una cosa pressocché inutile.

sabato 15 gennaio 2011

Deux Hérissons - Two Hedgehogs - Zwei Igeln - Due Ricci

Dopo il libro ecco anche il film. Oggi si parla de Il Riccio, un film del 2009 diretto da Mona Achache con Josiane Balasko nel ruolo di Renée, Garance le Guillermic interpreta Paloma, mentre Togo Igawa veste i panni di Monsieur Ozu, il delicato signore giapponese che mi ha fatto innamorare del Giappone (ma non solo lui). La trama bene o male è quella del libro. L'unica grande differenza tra i due è il fatto che Paloma non scrive nel suo diario per raccontare la sua parte di storia ma riprende ciò che succede con una telecamera. Non c'è molto da dire su questo film perchè è talmente bello che non si può descrivere, bisogna vederlo. Rischio di ripetermi, lo so facendo questo discorso. Ma è uno di quei film che non smette di farmi piangere nonostante continui a rivederlo, volta dopo volta. Mi piace tutto di quel film: gli interpreti (che sono meravigliosi), le musiche, le scenografie, la sceneggiatura che è fatta molto bene e persino le riprese, la maniera di girare le scene con la cinepresa alternate alle riprese fatte da Paloma. Un tocco di veridicità in più. Un'altra eccezione che conferma la regola secondo cui il libro è meglio del film. ;)

venerdì 14 gennaio 2011

A spiders touch

No, oggi non parlo di Spiderman (il cielo me ne scampi!). Da una che è cresciuta a vhs e libri di carta (orrore! ebooks!) mentre tutti gli altri avevano una bella fetta di pane e nutella a merenda, non potevate aspettarvi altro da un giorno all'altro. E quindi oggi si parla di James Bond. Per chi pensa che menzionerò Daniel Craig dico solo una cosa: andate via. Quello lì (spero mi perdoni) non è assolutamente adatto a quel ruolo: troppo palestrato, troppo super-uomo, troppo poco coinvolgente... Insomma non mi piace in quel contesto. Comunque, per chi si interessa di colonne sonore dovrebbe aver già capito tutto. Per gli altri... Vabbè, ve lo dico Si tratta di uno dei primi film, con quel bell'uomo di Sean Connery: è 007 Missione Goldfinger. Il titolo del post riprende un verso della colonna sonora cantata da Shirley Bassey. A me piace moltissimo questo brano (anche nella versione solo strumentale di John Barry). Esiste un'altra versione strumentale, più moderna, riarrangiata dai Ventures (anche questa è mooooooooooolto bella!). Ovvio che consiglio a tutti di ascoltarsele.

Comunque, passiamo alla trama.
James Bond, l'agente 007, è in vacanza ma è richiamato al lavoro per tenere d'occhio il famoso Mister Auric Goldfinger che vuole assaltare Fort Knox e annientarne le difese con una bomba radioattiva. Ovviamente incontra una bella ragazza, passa la notte con lei, mentre è a prendere lo champagne nel frigo viene tramortito e al risveglio la ritrova morta e tutta dipinta d'oro. Insieme alla sorella della "ragazza d'oro" investiga su Goldfinger, sperando di non finire tra le mani di Oddjob, il cameriere di Auric, che, grazie a un cappello con una lama nella tesa, ucciderà la seconda ragazza. Imprigionato Bond, il milionario parte per Fort Knox per mettere in pratica il suo piano. 007 cerca di sventare il furto aiutato da Pussy Galore, ex pilota d'aereo personale di Mister Goldfinger. James Bond riuscirà a evitare lo scoppio della bomba, mentre Auric, nel tentativo di sparargli, fa un buco nell'aereo e viene risucchiato fuori.

Alla fine James Bond trionfa sempre! ;) A me piace molto perchè amo i film un po' più vecchi rispetti a quelli appena usciti, anche se magari gli effetti speciali non sono come quelli di oggi. Inoltre penso che Sean Connery e Pierce Brosnan siano stati i miliori 007 di tutta la storia della "saga". Io me lo riguarderei anche 1000 volte! ;)

giovedì 13 gennaio 2011

Musical is not the word

Non so se a voi piacciano i musical o no. Ovviamente parlo di film, film che hanno la loro importanza, film degni di essere chiamati tali (High School Musical secondo me non è degno di essere chiamato film e tantomeno musical ma i gusti son gusti perciò non continuo su questo punto). Di fatto, recentemente, ho rivisto uno dei miei preferiti: Sweeney Todd, il diabolico barbiere di Fleet Street, diretto da Tim Burton, con Johnny Depp e Helena Bonham Carter e, tra gli altri, Alan Rickman (famoso soprattutto per interpretare Severus Piton nella saga cinematografica di Harry Potter) e Sacha Baron Cohen (chi non se lo ricorda in  Brüno o in Borat?). Questo film è l'adattamento cinematografico dell'omonimo musical di Stephen Sondheim, tratto a sua volta dal sempre omonimo dramma teatrale di George Dibdin Pitt.
Detto tutto questo po' po' di informazioni (che, diciamocelo, sono utili sono per far bella figura XD), direi di fare uno dei miei "brevi riassuntini" della trama.

Il tranquillo barbiere Benjamin Barker vive in un appartamentino in Fleet Street insieme alla moglie Lucy e alla figlia appena nata e crede che il mondo sia tutto soffice e dolce. Invece, nascosto nell'ombra, c'è il malvagio giudice Turpin, che trama per rubargli la moglie. Insieme al ben poco grazioso messo Banford escogita un piano e manda in prigione in Australia (o in Nuova Zelanda, non mi ricordo) per 15 anni. Dopo questo tempo torna a casa in nave insieme a un marinaio. Ormai per lui il mondo è tutto nero e cupo. Torna in Fleet Street e, sotto il nome di Sweeney Todd torna a esercitare affittando da Mrs. Lovett (l'unica che conosce la sua vera identità e che possiede il negozio di pasticci al piano inferiore) il suo vecchio appartamento desiderando solo vendicarsi della presunta morte della moglie. Nel frattempo il giudice Turpin aveva adottato Johanna, la figlia di Barker-Todd. Iniziando da Adolfo Pirelli, suo ex-sguattero, che lo riconosce e lo ricatta, Sweeney comincia una serie di omicidi che lo porteranno ad uccidere anche il giudice Turpin e, senza saperlo, anche sua moglie (in realtà era viva ma diventata pazza dopo aver cercato di avvelenarsi in seguito ad essere stata violentata dal giudice) e Mrs. Lovett che, innamorata di lui, non gli aveva detto che Lucy era viva. Alla fine Johanna fugge con il marinaio dal manicomio dove Turpin l'aveva imprigionata e Sweeney Todd muore a causa del giovane cameriere del negozio di pasticci.

Il finale è po' tragico, lo so, ma a me piace da matti. Ovvio, la trama è un po' contorta ma quando vedrete il film capirete tutti i passaggi. Buona visione;)

venerdì 10 dicembre 2010

Ciocco - coccoliamoci

In queste ultime settimane ho speso parte del mio tempo in varie attività ma sono riuscita a trovare un angolino per rivedermi un film che avevo messo da parte da un bel po' di tempo: Chocolat di Lasse Hallström. Io adoro il cioccolato e quindi è quello che fa decisamente per me. Per cui mi sono attrezzata con un piattino di mendiants fondenti e di cremini misti e mi sono "fusa" con il divano. I cremini li avevo acquistati nella mia cioccolateria preferita, mentre i mendiants preferisco farli da me: cioccolato fondente, pinoli, noci e pistacchi, ciliegie, ananas, cubetti di cocco e lamponi essiccati. Così, sono come li preferisco in assoluto. Dicevo, mi sono acquattata sul divano, con la mia bella copertina e i miei cioccolatini e mi sono goduta minuto per minuto tutto il lungometraggio. A parte il fatto che, a mio parere, Juliette Binoche è magistrale nel recitare il suo personaggio, credo che questo sia un capolavoro. Sinceramente non ho controllato se ha ricevuto Oscar o altri riconoscimenti ma nella mia testa immagino di si, a valanghe anzi. Di questo film mi piace la sceneggiatura, la scenografia, i costumi, i personaggi, gli attori, il regista, tutti insomma. Ma al di sopra di tutto c'è quell'aurea dolce e innocente ma insieme anche peccaminosa che viene data al cioccolato: qui i cioccolatini sono parte della religione ma sono anche pagani perché ricordano antichi riti di religioni cadute in disuso o considerate "corrotte" dalla Chiesa. Ma non divaghiamo su questioni troppo delicate. Il bello è che alla fine hai una voglia matta di imparare anche tu a lavorare il cioccolato, a saper fare quelle fragili costruzioni e quelle morbide decorazioni. E poi di ritrovarti in mano una delizia ripiena di panna aromatizzata che ti riempie la bocca e ti sconvolge tutti i sensi. Sarà questo il vero senso del film?

martedì 2 novembre 2010

Un fabuleux déstin

Tra i miei film preferiti c'è Il favoloso mondo di Amélie, diretto da Jean - Pierre Jeunet nel 1999 con Mathieu Kassovitz e Audrey Tautou. E in ultimo, ma non meno importante, ci sono le musiche di Yann Tiersen. E non stiamo parlando di quattro accordi al pianoforte. Il signor Tiersen è quello che mi ha fatto innamorare delle colonne sonore dei film che guardo. Infatti, in tutti i film che guardo e che mi piacciono, trovo sempre almeno un brano che mi piace. Per cui me lo procuro in qualche maniera e subito finisce nel mio mp3. Comunque, a parte la mia eterna infatuazione per queste soundtracks, bisogna che parli del film.
La trama parte da un classico e viene via via rivisitata. Anche l'inizio parte in maniera del tutto inaspettata, da cose contemporanee o che potrebbero avere a che fare con la storia che ci viene raccontata... E invece no! All'inizio vengono esposti fatti slegati tra loro e quando si arriva all'inizio del film non ci si crede e sembra un altro pezzo un po' messo lì a casaccio. La sceneggiatura, molto ben fatta, è a tratti raccontata e parla di una ragazza che è vissuta sola con un padre un po' apatico dopo che la madre nevrotica è morta a causa di un suicidio (non il suo). La piccola cresce timida e senza avere troppi contatti con le gente. A 18 va a vivere da sola e 5 anni più tardi vive e lavora a Montmartre. Tutto è tranquillo e non sembra ci sia una premessa per una storia... Ma tutto cambia quando Amélie (il nome della ragazza) scopre dietro una piastrella del suo bagno una scatola di ricordi di un bambino vissuto lì 50 anni prima. Da quel momento decide di impegnarsi a migliorare la vita degli altri e a renderli più felici. Durante queste sue "missioni" incontra Nino, un collezionista di fototessere strappate. Nessuno dei due ha qualcosa di speciale ma lei si sente incuriosita da questo strano tipo che cerca fotografie nelle stazioni. Non vi dico di più, sarebbe come rovinarvi la sorpresa. Per chi ama le "happy end" comunque non deve preoccuparsi.



Penso che questa sia una specie di favola moderna: non sono ricchi, famosi, belli, perfetti. Sono persone comuni, che parlano, lavorano e vivono con altre persone comuni. Il loro incontro è solo uno dei miliardi di combinazioni che il destino può fare. La cosa è bella è che non serve preoccuparsi del futuro; viviamo il presente senza farci problemi sul domani.

lunedì 1 novembre 2010

La mia giornata "au cinéma"

Oggi è stata la mia personale giornata cinema. Era da tanto che ne volevo una. Ho finito 2 film che avevo cominciato ma che non avevo mai avuto il tempo di concludere. Lasciare qualcosa a metà: orribile...

Il secondo è stato Profumo - Storia di un assassino, di cui avevo letto anche il libro. Grenouille è un ragazzo nato nel niente e che destinato a una vita di nella feccia se non avesse una particolarità che lo rende diverso dagli altri: riesce a perepire e a distinguere qualsiasi odore. Resosi conto di questa sua caratteristica unica fa di tutto per imparare a estrarre i profumi dalle cose che lo circondano dopo aver incontrato il profumo al di sopra di tutti gli altri: quello di una ragazza. Prima lavora da maitre Baldini a Parigi e poi si trasferisce a Grasse per imparare la tecnica dell'enfleurage. Lì, commettendo omicidi dietro assassinii riesce in qualche modo a riprodurre quella paricolare combinazione che l'aveva stregato. Condannato, sarà processato ma riuscira a salvarsi, solo per rendersi conto che la sua vita non valeva nulla senza ciò che lui non avrebbe mai potuto avere. Il finale non lo svelo, anche perchè è un colpo da maestro dell'autore del libro, almeno a parer mio. Fatto sta, che dopo essere stata rapita dal libro, non ho potuto non esserlo anche dal film. Spesso le trasposizioni cinematografiche deludono il lettore, ma questa ha avuto tutta la mia approvazione. Mi è piaciuto come è stata resa ogni singola idea esposta nel romanzo, ogni profumo, ogni sensazione. L'interpretazione di Grenouille, poi, è stata esattamente come me l'aspettavo, credevo di essere lì. Solo chi ha visto questo film e letto il libro può capire tutto questo.

Per quanto riguarda il primo film, devo dire che non l'ho messo per secondo per un motivo in particolare. Non mi è piaciuto né più né meno dell'altro ma penso che questo sia il suo posto. Dicevo, il primo è stato V per Vendetta. Non metterò la trama, anche perchè non è semplice come la precedente. Era un film che volevo vedere da molto. Ottimi i costumi, gli effetti speciali, gli attori e la regia ma, ciò che più conta, è stata la sceneggiatura che mi ha colpito. La storia, per quanto mi sia impossibile descriverla, è stupefacente, perfetta, originale e moderna e classica e... diversa. Togliendo tutto il contorno di politica e lotta al potere che, a parer mio, fa molto George Orwell, cosa resta? Resta una di quelle poche opere cinematografiche che parlano di lesbismo, non come un tabù o una malattia, ma come un fatto che non importa sia normale o meno, ma che esiste, è vero e non ha nulla di obbrobrioso o peccaminoso. Il lesbismo, spesso meno accettato dell'omosessualità maschile, non è una perversione o un bacio saffico che eccita un uomo triste e solo che non sa cosa fare della sua vita. Il lesbismo è parte della vita delle persone. Non è una maniera non convenzionale di vivere. E' solo un altro modo. E nient'altro